martedì 31 dicembre 2013

Bilancio 2013 - Da Roma a Mosca

Oggi giornata di pausa, per archiviare questo 2013 podistico.

3031 Km percorsi, pari alla distanza che separa Roma da Mosca.
380 ore di corsa, 15 giorni pieni.
93.300 metri di dislivello positivo, pari a 10 volte l'altezza dell'Everest dal livello del mare... o più verosimilmente 424 ascese in cima alla collina dietro casa.

Oltre ai numeri, tantissime esperienze di corsa e di vita, solo od in compagnia, nella neve o con il sole, nelle giornate cariche o in quelle a terra.

Ed ora è tempo di guardare avanti, tante cose ancora da fare, da costruire, che giustificano ogni respiro speso fino ad oggi sui sentieri.

Buone corse a tutti e grazie a chi mi è stato davvero vicino.

giovedì 12 dicembre 2013

Cimeli di guerra - Brooks Ghots 4 - 1.124 Km Percorsi


Le scarpe da strada non mi affascinano più. In questo caso però parlo di un paio di scarpe particolare, che ha vissuto con me più di un migliaio di chilometri.
La distanza che separa Bologna da Parigi.
Caldo, freddo, acqua, polvere. Hanno resistito a tutto e, anche se i buchi nella parte anteriore e la suola ormai rigida testimoniano l'usura notevole, sarebbero ancora in grado di macinare altri chilometri.
Ma è giusto mandarle in pensione, hanno fatto la loro splendida carriera. Tanto da meritarsi questo inusuale post alla memoria.
Grazie per le emozioni vissute assieme.


lunedì 9 dicembre 2013

Seconda perlustrazione - Monzuno - Passo della Futa

La giornata inizia presto, solita sveglia nella notte, per riuscire a sfruttare al meglio la mattinata. Solita colazione con il gatto accanto e solite difficoltà nel riempire il camel bag con gli occhi semi chiusi a causa del sonno. Mi metto in macchina e i km scorrono veloci, mentre il sole inizia a illuminare la giornata.
Arrivo a Monzuno e appena scendo dalla macchina faccio la prima foto.

La giornata sembra iniziare nella maniera migliore. Parto deciso, individuando subito i primi segnali indicanti la via degli dei. Purtoppo dopo un paio di svolte, un cartello di dubbia moralità mi induce in errore, facendomi virare verso valle, invece che verso monte. L'errore mi costa un paio di km in più ed un ritardo sicuro all'appuntamento con Giacomo, che mi sta attendendo a Madonna dei Fornelli.
Anche alcuni caprioli mi guardano esterefatti. 


Un paio di telefonate e, mappe alla mano, decidiamo di trovarci con Giacomo nel paesino di Cedrecchia. Da li si parte assieme, verso Madonna dei Fornelli prima e poi lungo il sentiero 019 che ricalca la via degli dei, conservando ancora dei resti di selciato romano.
Mano a mano che il sentiero si arrampica lungo la collina la neve aumenta, ed aumentano anche i cacciatori. Eh si, ci troviamo in una battuta di caccia al cinghiale, che si dipana sul tratto boschivo ricompreso tra la località del Passeggere e la Futa. Raggiunto il punto più alto, circa 1200 metri, la neve inizia a farsi pesante, sia a livello mentale che muscolare. Troviamo circa trenta centimetri di neve, che non sono poi così simpatici da affrontare. Anche solo camminare in salita è un bello sforzo, per fortuna da li in poi è quasi tutta discesa. Fangosa, ma sempre e comunque discesa, fino al passo della futa. Scendendo di quota infatti, la neve disciolta e il passaggio di alcuni mezzi pesanti, hanno ridotto la strada come un acquitrinio. 
Proprio in prossimità della strada, Giacomo viene colpito da un violento attacco di crampi, che lo costringono ad un simpatico bagno nel fango che, si sa, fa bene alla pelle :-) 
Tutto sommato una buona uscita, da ripetere per riuscire a memorizzare il percorso corretto, che gira appena sotto la cima del monte Venere, dove forse varrà la pena di includere una variazione che ricomprende anche una fonte d'acqua.
Questa impresa è molto stimolante, ma bisogna ammettere che in compagnia lo è ancora di più!
Avanti tutta, pronti alla prossima uscita, prima che calino le gelide coltri invernali.

martedì 3 dicembre 2013

domenica 1 dicembre 2013

mercoledì 27 novembre 2013

L'inizio del sogno

Alcuni sogni cambiano il mondo, altri cambiano la vita delle persone; nel mio caso non accadrà nulla di così trascendentale.
Mi guardo allo specchio e so che farò di tutto per trasformare questo sogno in realtà.
La Via degli Dei, da Bologna a Firenze e tutti i bla bla bla a riguardo che si raccolgono comodamente con il Prof. Google.
24 ore di tempo. Un giorno intero, per farla tutta, dall'inizio alla fine.
Quattro anni fa comprai un libro che illustrava il percorso e cercai di affrontare il percorso a tappe. Rimasi ammaliato dal fascino stregato che quegli alberi, quei prati, quei sentieri emanavano. Ma non riuscii a compiere mai il tragitto completo.
Ed allora la soluzione balenò nella mia mente. Inutile accontentarsi di sporadici flash, di guardare solo qualche fotogramma del film. Volevo sedermi in prima fila e tenere salde le mie chiappe alla poltrona.
Dall'inizio alla fine, senza mai fermarsi.



domenica 3 novembre 2013

Radler Team - (Tartufo Trail - 66k - 3500 D+)

Un boato fortissimo fa vibrare l'aria intorno. I miei nervi rimangono elettrizzati.
La pioggia scende incessantemente da più di un'ora, ogni angolo del mio corpo è bagnato. Il sentiero non esiste più, il suo ricordo si fa largo a stento in sottili strisce di terra che dividono i corsi d'acqua sotto ai miei piedi. Non c'è più luce, il sole è oramai tramontato. La frontale è troppo distante per poterla prendere. Resa distante dall'acqua fredda che mi scorre addosso, dal vento che mi raffredderebbe se soltanto mi fermassi, dall'anti-pioggia oramai completamente fradicio che ricopre lo zaino. Lo stesso zaino che custodisce gelosamente la mia lampada nella tasca più profonda.
Decido di andare avanti, di guardare con i piedi, mentre ogni tanto qualche lampo squarcia l'oscurità e tinge di argento quel bosco che assomiglia oramai ad una enorme distesa d'acqua.
Dovrebbe mancare poco all'arrivo, le gambe continuano a correre, è la testa che fa fatica a mantenere la concentrazione in quella situazione limite.
Qualche passo davanti a me la luce di Eleonora illumina un metro quadrato di strada. Cerco di starle il più vicino possibile per non perdere il riferimento, ma non sempre le gambe vanno a tempo. A volte guadagno qualcosa, a volte perdo terreno. Si sorpassa qualcuno che va più piano di noi. In quella lunga, interminabile discesa bagnata verso Calestano, verso lo striscione di arrivo.
Non dovrebbero mancare più di 3 chilometri, un eternità in quelle condizioni. Perdo qualche decina di metri da Eleonora, piombo nel buio più totale, le gambe che non riescono ad accelerare, gli occhi che davvero non vedono più niente.
Un cieco che corre in discesa su di un sentiero allagato.
Passo dei guadi dove l'acqua gelida arriva fino alle ginocchia. Dopo uno di questi, mi vedo una frontale puntata in faccia "Dai Flavio, cazzo! Dai che ci siamo". E' lei, la mia socia. Mi stava aspettando in quella tormenta senza forma.
Sicuramente saremmo arrivati in fondo.
L'obiettivo era quello di arrivare, arrivare assieme. Ed in una gara da più di sessanta chilometri e più di tremila metri di dislivello, può capitare di tutto. Entrambi ne eravamo coscienti, mentre parcheggiavamo la romanian-car vicino al punto di ritrovo, dove consegnavano i pettorali per la partenza. Ultimi preparativi e poi una breve attesa fuori dal bar di Calestano, dove incontrammo quelle facce che alla fine sembrano sempre familiari. Ad un tratto dal brusio uniforme emerse una voce. "Vi ricordate di me?" Odino! Incredibilmente il trio che si formò per caso a Punta Pennes, in quella disgraziata Sud Tirol Ultra Race, si ritrova pseudo casualmente a centinaia di chilometri di distanza. La stessa passione, la stessa spinta che ci anima. Arrivare in fondo, entro il tempo stabilito.
I minuti passarono in fretta da li alla partenza e via.
D'improvviso ci ritrovammo lanciati per le vie del paese, verso i sentieri sterrati che ci accompagneranno fino all'arrivo. Le prime salite e discese affrontate ad un passo quasi esagerato. La socia che in discesa si meritò il titolo di "Kilian della situazione". La lunga salita che ci portò al bellissimo ristoro a metà percorso, dove ci sembrò di toccare il cielo con un dito e di arrivare al traguardo in tre passi. I panorami splendidi avvolti dalle nebbie, raramente illuminati dai raggi del sole. Una manciata di more prelevate direttamente dai rovi a lato del sentiero incuranti del tempo che scorreva impassibile. Gli scorci dei salti del diavolo, con pietre enormi levigate dai millenni. Il piccolo rifugio dopo il ristoro del quarantacinquesimo, dove ci facemmo servire una birra da 66 e una lemonsoda per consacrare ancora una volta il Radler Team. Le mani ghiacciate, tanto da chiedere ad un gentilissimo volontario di rifarmi il nodo ad una scarpa. Salite e discese in boschi così silenziosi da sembrare quasi incantati e dimenticati dagli uomini.
Ma soprattutto lui. Sua maestà il temporale. Ci venne incontro una prima volta, quasi titubante, bagnandoci per una mezz'ora; decidendo di lasciare il posto ad una pioggia leggera alternata a qualche raggio di sole.
La seconda volta si presentò, invece, in tutta la sua maestosa onnipotenza, al calare del sole. Come se volesse aspettare il momento più difficile per metterci alla prova ... o il momento giusto per farci compagnia.
La sua forza sembrava decuplicata dalla notte, lo scrosciare della pioggia sul cappellino di Jack suonava come se gli alberi scossi dal vento mi stessero crollando addosso. Ogni tuono rimbombava nella vallata con lo stesso cupo rumore di una enorme valanga. E quella pioggia fredda, che scorreva incessantemente sulla pelle, dava quasi l'impressione di riuscire ad entrare dentro. Sembrava quasi riuscire a bagnare la nostra essenza, ripulendola da tutte quelle sovrastrutture inutili figlie della società dell'uomo. Perché in quei momenti non si bara. Non conta quello che ti hanno insegnato gli altri, conta solo quello che sei, quello che hai fatto davvero tuo. Nel nostro caso, in più, contava essere DAVVERO una squadra.
Ed eccoci, ancora assieme, dopo 66 chilometri, dopo sorrisi e momenti difficili. Dopo aver vissuto istanti in cui ci si sosteneva a vicenda e attimi in cui ognuno di noi sembrava ricercare nel silenzio quella energia e quella consapevolezza indispensabili per andare avanti.
Un'ultima curva, un arrivo assieme, mano nella mano sotto il diluvio universale, in una Calestano dominata dal buio della notte.

lunedì 16 settembre 2013

30 Agosto 2013 - CCC

La pagina del calendario nella mano pesa più delle altre. In quegli ultimi due giorni sono condensate mille emozioni che hanno impregnato il mio cuore e la mia mente.
CCC appare sul calendario come Courmayeur-Champex-Chamonix, 102 km con 6100 metri di dislivello positivo.
Nella mente è oramai Cuore-Corsa-Commozione, un insieme di fotografie incollate su di un album dalle pagine mescolate dal vento. Dentro un infinità di emozioni, di suoni, di sensazioni, di paesaggi.. tutto così grande visto da quaggiù, tutto così naturale quando si è lassù, a un passo dalla cima, con lo sguardo rivolto al gigante bianco.
Il Grand Col Ferret, con la sua infinita mano che ci portava in alto, la Tête aux Vents, così aspra e dura da sembrare l'inizio di una nuova era una volta arrivati in cima.. hanno lasciato una traccia indelebile nel mio cuore, assieme ad ogni singolo passo fatto per arrivare sulle loro cime.
Voglio bene a queste montagne, come se fossero parte di me, della mia vita, come se fossero le mie divinità.

Resoconto Completo - Per poter ricordarmi un domani di questa avventura. (Molto lungo, solo i più temerari clicchino qui sotto)

lunedì 2 settembre 2013

Solo linee ...

Rimaniamo estasiati osservando le scie degli aerei in cielo ....
mentre non ci accorgiamo dei disegni fatti dal dito di un bambino nella sabbia...
Cerchiamo di realizzare i nostri sogni con tutte le energie che abbiamo in corpo...
senza chiederci davvero se siamo stati noi stessi gli artefici di questi ideali ...
Disegniamo delle linee su fogli bianchi, nella speranza di riuscire un giorno a seguirle..
ci accorgiamo troppo tardi di aver disegnato delle sbarre e di vivere nella cella che ci siamo costruiti da soli ...
La linea che seguiamo, intangibile ed effimera, ci sfugge ogni volta che cerchiamo di afferrarla...
perché si mostra così grande da non poter essere abbracciata ed osservata in pieno...
come il sentiero che attraversa le montagne , andando oltre, dove solo il cuore ci può portare.

domenica 25 agosto 2013

Brooks Cascadia 8

Proseguo nella mia collezione di Cascadia, che raggiunge con la 8 il quarto elemento. Ho atteso di mettere in seria difficoltà il primo paio (circa 700 km già macinati) prima di comprarne ieri un paio nuovo e scrivere la recensione.
Rispetto alle Cascadia 5 la scarpa è rimasta sostanzialmente la stessa (per fortuna) ma affinata nei dettagli.
Personalmente mi trovo benissimo con le Cascadia perchè presentano un carattere meno marcato di altre sue concorrenti. La suola non è troppo rigida e permette di avere sempre una buona sensibilità sul terreno, la tomaia è resistente anche agli sfregamenti contro le rocce e la pianta della scarpa non è ridotta come in altri modelli, con grande gioia delle unghie dei piedi!
La 8, a mio avviso, è stata migliorata nella suola, che garantisce un migliore grip quando il fango aumenta (la 7 tendeva un pò troppo a scivolare).
L'ammortizzazione è ottima, inizia a decadere dopo 600 km, sempre però rimanendo a livelli accettabili.
Il sistema di allacciatura è buono, le asole aggiuntive consentono di far scorrere meglio i lacci e la scarpa si stringe bene attorno al piede senza dare noia.
Non esiste nemmeno per la 8 la versione in gore-tex, ma la traspirabilità della scarpa consente di scaricare bene l'acqua in situazioni particolari (pozzanghere, guadi) in modo da ritrovarci i piedi asciutti dopo pochi minuti di corsa.
Certo che quando ci troviamo in mezzo ad un diluvio ... beh .. li c'è poco da fare, ci vorrebbe la versione in gore (nel caso qualcuno della Brooks stesse leggendo questo post).
Altra variazione che si nota dopo pochi chilometri è l'abbassamento del differenziale punta/tacco, che consente una spinta più agevole e reattiva del piede.
Che altro dire, consiglio a tutti questa scarpa, sia per il trail running che per il trekking. E' una ottima scarpa, molto semplice da portare perchè derivata dall'esperienza stradale di brooks, che la rende più simile a ad una scarpa da corsa che non ad uno scarpone da trekking.
Riassumendo, un bel 9 e mezzo non glielo toglie nessuno, per il 10 aspetto il prossimo modello, che sarà di sicuro ulteriormente ottimizzato :)

venerdì 23 agosto 2013

CCC (Courmayeur Champex Chamonix) - Meno 7 Giorni



Ecco che è arrivata l'ultima settimana, iniziano i pensieri tipo "tra 7 giorni sarò già partito", "chissà come andrà?" "arriverò mai in fondo?".
Devo ammettere che essere al cospetto della montagna più alta dell'Europa centrale fa il suo effetto. Ad aumentare il pathos contribuisce anche l'organizzazione mastodontica, che prevede 4 gare quasi in contemporanea nella stessa zona, convogliando circa 6000 atleti nei dintorni di Chamonix.
Venerdì alle 9 verrà dato il via, in tre tranches, dopo di che rimarranno 100,7 km e 6100 metri di dislivello positivo (dopo il lieve allungamento del percorso) da affrontare.
I sentieri della Val d'Aosta, con la loro dolcezza, mi hanno sempre affascinato. Avrò modo di viverli sia di giorno che di notte, spero di essere all'altezza di questa impresa. Spero di poter assaporare appieno quello che la natura vorrà concedermi.
Come sempre, l'importante sarà arrivare in fondo e potersi godere la soddisfazione più grande, quella di raggiungere la piazza di Chamonix e lo striscione dell'arrivo.
Sarà una grande avventura!

mercoledì 14 agosto 2013

Parole che lasciano il segno ...

Troppo facile ricercare dei parallelismi tra la vita e la corsa.
Con il passare dei chilometri il cervello si abitua ad accostare queste due realtà e ad osservarle sotto la medesima prospettiva.
Immagino sia proprio per questo che alcune frasi riescono ad emozionarmi più di altre, perchè arrivano dalla corsa e si possono adattare facilmente alla vita.
Le frasi che ho nella testa sono di Stephane Brosse, recentemente deceduto nel corso della traversata della cresta del Monte Bianco, mentre seguiva Kilian Jornet Burgada nella ennesima sfida al limite delle capacità umane.
Le sue parole, contenute anche nel cortometraggio a Fine Line, lasciano il segno.
Stephane dice che la libertà è la possibilità stessa di scegliere. Di decidere quello che sarà nella nostra vita. Inoltre fa notare che la felicità è ovunque, ci circonda in ogni momento, ma bisogna saper osservare attentamente per coglierla. Molto spesso finiamo per accorgercene troppo tardi.

In queste due frasi a mio avviso è racchiuso il significato di tutto, perché felicità e libertà sono due ingredienti fondamentali di quella che è per me la vita ideale. Forse la vita ideale di qualsiasi essere che cammina su questa terra.
La stessa scelta di confrontarsi con nuovi limiti, del mettersi in discussione giorno dopo giorno, si sposa alla perfezione con le sue parole.
Quella spinta che ci porta a spostare un passo più in avanti il limite è il frutto di una scelta, razionale od emotiva, che ci fa sentire realizzati, liberi e in sintonia con la natura.
Natura che a volte ci abbraccia amorevolmente ed altre volte ci scaccia in malomodo, sbattendoci in faccia la nostra condizione di esseri impotenti e mortali.

Sono parole strane, che ai più suoneranno inutili, che costituiscono però la spina dorsale del mio modo di vivere che condivido con tutti quelli che ancora riescono ad emozionarsi e a soffrire, ricercando la propria felicità nella maniera più semplice ed essenziale possibile, il contatto con la natura.

Voglio vivere da uomo libero, voglio scegliere.
Consapevole dello sbigottimento che leggerò negli occhi di molte delle persone che mi incontreranno e giudicheranno, gli occhi di chi si ferma solamente all’apparenza.
Estasiato dell’amore che percepirò dal cuore di quelle persone che mi accompagneranno, ognuno a suo modo, in questa splendida avventura che è la vita.

lunedì 12 agosto 2013

Sensazioni positive pre CCC

Il caldo sta lentamente allentando la sua morsa, quando mancano solo 18 giorni alla CCC ultima sfida della stagione.
Sarà il terzo tentativo di raggiungere il fatidico numero 100, segno di chissà quale irrazionale svolta.
Si accavallano anche progetti interessantissimi, che vedono concretizzarsi piano piano la Via degli Dei (Bologna-Firenze), questa volta non in solitaria, ma accompagnato da mia moglie.
Come dicevo all'inizio dell'anno, passione ed ispirazione saranno il motore delle mie esperienze... ho notato che quando questi due sostantivi si concretizzano, il trasporto diventa irrefrenabile.
Quella vena di pazzia che scorre nella mente bacata di altri ultra trailer è stata uno spunto per Mariagrazia anche solo per provare l'emozione di sfidare un qualcosa di intangibile, qualcosa che può sembrare, anche nella mente di chi la progetta, un'impresa.
Lasciamo che tutto giri bene, le gambe, i pensieri e avviciniamoci a questa gara sacra che fa battere il cuore a migliaia di appassionati, la CCC, del circuito dell'Ultra Trail del Monte Bianco.
E poi arriverà il resto.

martedì 30 luglio 2013

Pensieri da SudTirolUltraRace

Ritorno dopo un periodo di assenza dal blog. Quest'estate altalenante ha fatto vacillare il mio approccio alla corsa. Sono andato "fuori sentiero" per un attimo, una traiettoria che si è poi corretta con la SudTirol Ultra Race.
Mi arriva una mail, imprevista, dalla redazione di Soul Running/Distance Plus che mi comunica di aver conseguito il primo posto nella classifica del Virtual trail Championship, che mi consente di partecipare alla SudTirol Ultra Race, gara di 121 Km sui monti Sarentini.

La gara, durissima e mal organizzata, mi conduce ad un ritiro intorno al sessantesimo Km, a passo Pennes. La gamba c'era ancora, ma il tratto molto tecnico che mi aspettava nei chilometri successivi l'avrei dovuto affrontare al crepuscolo, forse di notte... inutile rischiare, avevo già appreso molto da quella gara.

Sopra tutto l'emozione che è rimasta nel cuore assieme ai paesaggi stupendi che mi si sono schiusi davanti con le prime luci di un'alba infuocata. Un paesaggio da film che non avrei neppure potuto immaginare.
Una stella cadente appena oltre il crinale solca il cielo purpureo. La rugiada accompagna le salite e discese sui prati, mentre la dura roccia affiora dai sentieri quasi costantemente sopra i 2000 metri. Tanti passaggi da fare con attenzione, splendidi scorci sulle dolomiti, l'alternarsi di figure che come me stanno vivendo la montagna in questo modo tanto estremo quanto naturale.
Contare solo su se stessi qui non basta, serve cuore. Serve sentirsi una cosa sola con l'ambiente che ti circonda, per non farsi spaventare, per riuscire a trovare la forza di andare avanti.
Perso in un mondo che non si può spiegare, realizzo l'inafferrabilità delle sensazioni e delle motivazioni che mi spingono ad affrontare queste imprese. Lassù la concretezza domina qualsiasi altra cosa, traccia la linea di separazione tra il fermarsi e l'andare avanti, scrive parole di fuoco nella mente e riempe di emozioni il cuore.
Ed ancora una volta, condividere è tutto. Non fuggire, non isolarsi, ma vivere. Vivere emozioni, sentimenti, che si attaccano alla pelle e bruciano come i raggi del sole del mezzogiorno.
Il concetto di condivisione che intendo trascende i limiti imposti dalla fisicità. Non conta più essere vicini o lontani, o l'aver percepito davvero il "cosa". Si condivide con il cuore, unendo diversi modi di leggere la stessa realtà che viviamo.
Perchè non conta tanto cosa stai vivendo, ma come lo stai vivendo.

E così ringrazio Mariagrazia per aver saputo stare sempre con me: di notte, in salita, in discesa, nei momenti di crisi con un sorriso e nei momenti di esaltazione con un silenzio contemplativo che colmava i km di distanza.
Ringrazio Hariken per avere in se la purezza che solo un gatto può avere, quella di fidarsi ciecamente della sua famiglia e di comunicarlo con uno sguardo lungo una frazione di secondo.
Ringrazio Luca per avermi dato tantissimi spunti e motivazioni per arrivare qui, per avermi trasmesso un insieme di concetti che hanno permesso di creare la mia visione definitiva. Lassù, sulle cime 1 e 2, non ci sono arrivato. Rimarranno solo quelle che abbiamo fatto assieme in un pomeriggio di ordinaria follia.
Ringrazio Eleonora, con la quale ho percorso molti chilometri, accelerando quando pensavo di non poter stare in piedi, attraversando vallate infinite solo perchè ci andava di farlo, perchè stavamo vivendo quel momento. Il Radler mi ricorderà quelle ore trascorse assieme a viaggiare su sentieri che attraversavano esperienze e progetti, mentre lei dettava il passo in discesa ed io in salita.
Ringrazio Giovanna, perchè ora corro per me stesso, perchè amo farlo e amo la montagna. Perchè quando arrivo su di una cima mi guardo intorno e vivo quello che mi circonda, senza scappare da nulla nè rincorrere nessuno.
Altri andrebbero ringraziati, ma qui si parla di Sud Tirol e di un momento particolare, mi limito al caso specifico.
Sulla scia di queste emozioni si riparte, sono sensazioni troppo belle per non essere rivissute, i sentieri mi aspettano!

venerdì 7 giugno 2013

Rotture di palle e sconfitte.

Mi rendo conto che le cronache delle gare iniziano a rompermi un pò le palle, anche e soprattutto quando le stesse sono scritte dal sottoscritto e riguardano gare alle quali ho partecipato.
Guardo il calendario e mi accorgo di averci messo quasi 3 settimane a digerire mentalmente la Abbots Way, ora riesco a guardare avanti.
Così come in gara la fatica a mio avviso aiuta a pensare meglio, allo stesso modo dopo la gara la cortina fumogena formata dall'insieme di sensazioni complesse legate allo sforzo tende a velare lo sguardo, impedendo di guardare con chiarezza al futuro.
Serve pazienza, e non mi manca. 
Il ritiro in una competizione lascia sempre l'amaro in bocca specie se, come nel mio caso, la competizione è contro me stesso. Si possono sempre trovare mille scusanti e motivazioni plausibili, ma la realtà è che un ritiro è sempre una sconfitta.
L'accezione del termine sconfitta tipicamente è negativo. Per quanto mi riguarda non penso di poter "vincere" in eterno. Sono sicuro che altre sconfitte mi attenderanno nella vita. Credo che l'importante sia capirne le motivazioni e trarne un insegnamento che mi possa migliorare in qualche modo.
Così, ora che le nebbie della Abbots si sono dissipate, mi appaiono davanti un insieme di sentieri che si perdono lontano all'orizzonte, tanto stimolanti quanto imperscrutabili.
Ripetevo sempre: "Esisterà un'era pre Abbots ed un'era post Abbots". Così è stato. Le cose forse non sono cambiate, sono cambiate però le percezioni, le chiavi di lettura e, quindi, l'approccio alla medesima realtà ora è mutato.
Una visione estremamente critica si è autoalimentata nella mia mente, che con il passare delle ore va a demolire architetture complesse per riportare in primo piano la semplicità della sostanza.
Quella semplicità che, di questi tempi, mi porta a correre nel bosco la sera, tra le braccia degli ultimi raggi di sole della giornata.

martedì 28 maggio 2013

4 Maggio 2013 - Abbots Way - Cronaca di un ritiro

Una gara che inizia il giorno prima, con il trasferimento in treno Bologna-Parma-Pontremoli ed il pernottamento nel castello della medesima località, dove faccio conoscenza con altri trailer, Andrea, Jonathan e Uwe (spero di aver indovinato lo spelling), con i quali condivido la stanza.
Durante la notte il sonno è piuttosto spezzettato, la tensione si fa sentire, ma riesco sempre a riaddormentarmi in fretta fino a che arrivano le prime luci dell'alba a decretare definitivamente la fine del riposo.
Ci vestiamo, verifichiamo rapidamente i nostri zaini e poi ci dirigiamo a portare le borse verso le navette dirette a Bardi (ristoro di metà gara) e a Bobbio, l'arrivo.
Dopo una colazione al bar ci uniamo al gruppo di trailer in attesa del segnale di partenza, nella piazza del comune di Pontremoli, dalla quale alle otto in punto prendiamo il via.
La distanza è veramente ciclopica, 125 km sono difficili da visualizzare mentalmente, quindi parto con il freno a mano tirato, cercando di economizzare da subito le energie, rinunciando alla corsa appena il fiato inizia anche solo a farsi più corto.
La prima ascesa che affrontiamo è quella verso Borgallo, lascio andare avanti i compagni di stanza e cerco di proseguire con il mio passo. In salita raggiungo e ripasso Uwe, prima di lanciarmi giù dalla discesa verso Borgotaro dove riesco a riprendere anche Jonathan, assieme al quale raggiungiamo il ristoro. Il caldo intanto si fa sentire pesantemente, soprattutto nei tratti su asfalto, dove non abbiamo la protezione delle fronde degli alberi.
Al ristoro beviamo e mangiamo prima di ripartire verso i restanti 92 km mancanti all'arrivo. Mi accorgo di aver distrutto la calza sinistra, fortunatamente nella borsa-cambio ha Bardi ho quelli di ricambio.
Dopo un tratto pianeggiante su asfalto, la strada si impenna, verso Pradetto. La prima rampa è terrificante , il sole mi devasta e le forze sembrano finire di colpo. Mi trovo seduto su di un sasso a cercare le energie per ripartire. La sensazione è strana, è come se le gambe si rifiutassero di andare avanti. Jonathan procede giustamente con il suo passo, mi bagno per bene la testa e bevo prima di ripartire. Dopo qualche chilometro, passato il tratto più impervio della salita, le gambe riprendono a girare e riprendo un pò di ottimismo dopo il black-out.
I chilometri si susseguono fino a quando, intorno al 50° chilometro, ho un altro black out, sempre su uno strappo assassino. Stessa scena, seduto su di un sasso, bevo mangio e appena riprese le energie riparto. Con estrema fatica riesco a passare gli strappi mortali prima di Bardi e arrivo in anticipo rispetto ai cancelli al ristoro del 65° chilometro. Durante l'ultimo tratto con Uwe facciamo l'elastico, anche lui in crisi, con qualche problema di stomaco e la sensazione di vomito costante.
L'idea è quella di ripartire, appena riprese le energie, dopo una lavata rigenerante e, nel mio caso, un cambio di calze.
Qui finisce la mia Abbots way, nel rimettere le scarpe vengo colpito da un attacco di crampi mai provato prima in vita mia, i polpacci fremono scossi da fitte di dolore intense.. e per rimettere le mie cascadia ci impiego quasi mezz'ora...
Non me la sento di inoltrarmi di notte, nel bosco, per altri 60 chilometri in quelle condizioni. La voglia è tanta, ma la ragione prevale e li mi fermo.

giovedì 18 aprile 2013

Fantasmi nel freddo

Il tempo ci scorre addosso. Nel cielo non si assiepano nubi a velare la luce del sole. Il caldo affiora
dalla terra, trascinato in giro dal vento.

Eppure siamo sempre noi, ora con il sudore addosso, che ci spostavamo lungo i sentieri resi muti da una coltre bianca.
Il respiro ci si ghiacciava davanti, mentre procedevamo con passi silenziosi sotto archi fatti di alberi
raggomitolati su se stessi.
Intorno a noi danzavano fantasmi di figure sfuggevoli incorniciate da fiocchi di neve, coriandoli scoloriti in un carnevale privo di allegria.

Sembrava tutto così freddo.

Nei ricordi le immagini sono impregnate di sentimenti, che rendono splendide anche le esperienze più dure.

Il ricordo della neve addosso è per me l'abbraccio di una persona amata, ed il bosco addormentato sotto la coltre bianca un bambino cullato dalle braccia della madre.


Foto di Salvatore Franchi. Grazie per l'ispirazione.


martedì 16 aprile 2013

Traversata Colli Euganei - Squadra Cinghiali - 44k 2.000 D+


Suona la sveglia, mi giro dall'altra parte, qualche minuto di sonno in più è necessario, per realizzare quello che ci attende.
Mariagrazia è già in piedi e sta sistemando le ultime cose per la sua 21km. Riesco a trascinarmi fuori dal letto e a preparare lo zaino, alle 5.15 ci presentiamo puntuali al ritrovo con Elisa, carichiamo le cose in macchina e poi via, verso Villa di Teolo.
Il viaggio è tranquillo ed arrivati sul posto troviamo un bel pò di trailer che affollano il piccolo paese.
I minuti corrono via molto veloci e quasi senza accorgermene mi trovo immerso nel serpentone di atleti che sfila sotto lo striscione della partenza.
Arrivo già affaticato a questa gara, dopo una settimana di allenamenti intensi, vedo scattare subito in avanti tutti i nostri amici, io tengo a freno la voglia di correre a tutta birra e mi trovo affiancato a Piero che, in dubbio fino all'ultimo, ha deciso di affrontare questi 42 km. Decidiamo di procedere di pari passo, puntando a tagliare il traguardo.
I paesaggi che ci circondano sono fantastici, i sentieri in perfette condizioni e i ristori, numerosissimi, rendono meno duro il procedere.
Sembriamo la coppia di militari del reparto speciale protagonisti minori nel libro di Dean Karnazes, anche noi procediamo in coppia attraversando gli alti e bassi fisici e umorali della gara con un unico obiettivo, arrivare in fondo.
Correre assieme aiuta moltissimo, specie quando la testa va in crisi, e ciò accade per entrambi poco prima della metà gara, in un tratto tanto affascinante quanto impegnativo.
La distanza da percorrere si ingigantisce sempre più, fino a toglierci il respiro e l'energia dalle gambe.
Teniamo duro, qualche parola semplice che funziona meglio dei discorsi forbiti dei motivatori, in questo modo, a furia di "Daje", "Umiltà" e "Squadra Cinghiale uniti al traguardo" si macinano chilometri.
Riusciamo ancora a correre in pianura ed in discesa, ed i chilometri vanno ad ammonticchiarsi in cascina.
Rimango estasiato da un piccolissimo punto di ristoro gestito da due signore, un paio di sedie per far riposare gli atleti, due bottiglie d'acqua appoggiate per terra ma un grandissimo sorriso nei confronti di questi corridori/camminatori che passano per i loro boschi, i loro sentieri, a pochi metri dall'uscio della loro casa.
Questo è lo spirito che mi fa accapponare la pelle, questa l'etica che amo e che voglio fare punto cardine della mia vita. Le cose più importanti sono quelle semplici.
La nostra gara continua, con la mente puntata a quella salita del Monte della Madonna che metterà a dura prova il nostro fisico intorno al 37° chilometro.
Ed eccola che si presenta alle nostre gambe, inizia in maniera graduale, incrementando la pendenza con il passare dei metri, fino ad arrivare a tratti da Skyrace da brivido sul finale, con bellissimi scorci sul panorama sottostante e una fantastica cornice di vegetazione che ci accompagna, tra atroci sofferenze, alla cima della salita.
Su questa salita Piero ha compiuto una vera impresa, mantenendo un passo costante e procedendo come un treno tra gente che annaspava e collassava. Non si è mai arreso, nemmeno di fronte alla fatica più intensa, che si poteva leggere dal suo sguardo, focalizzato verso un punto invisibile situato centinaia di metri più in alto, la vetta.
La discesa finale ci riempie di gioia, siamo provati ma strafelici. L'arrivo assieme, abbracciati sotto il traguardo è un momento molto intenso, che riassume i chilometri, la fatica e l'energia che ci siamo passati a vicenda.
Intanto Mariagrazia ed Elisa avevano terminato la loro prima esperienza trail, portando a termine alla grandissima la loro prova!
Una grandissima giornata, sotto ogni punto di vista .. e soprattutto... per la Squadra Cinghiali!
Avanti tutta!


sabato 6 aprile 2013

... stanchezza...

Non ci si abitua mai abbastanza alla sua compagnia.

A volte sa essere una presenza discreta, che si fa da parte appena glielo chiediamo. Altre volte non si sposta, si pianta di traverso sul sentiero e ci impregna la mente, impedendoci di andare avanti.

E così, nella seconda metà di questa settimana di carico estremo, non si è fatta da parte.

Venerdì senza nemmeno un chilometro, azzerato a livello mentale, oggi 5 chilometri senza energie, che mi hanno consigliato di tornare tristemente a casa. Ci sarà un motivo?

In questi casi sono sempre portato a ricercare la causa del tracollo. Alimentazione, stanchezza, chilometri, pensieri vari. 
Penso sia una ricerca inutile. Perchè non si riesce quasi mai a rilevare la causa effettiva, ma solo a crearsi degli alibi.

L'immagine che mi rappresenta oggi è quella dei prati visti durante la breve uscita di corsa. Intrisi d'acqua in ogni loro più intima particella, incapaci di assorbire anche solo una goccia d'acqua in più.
Mi sento così in questo momento, intriso di chilometri e di pensieri, completamente incapace di reagire, ma cosciente del fatto che domani sarà un altro giorno.

Avanti tutta, comunque!

domenica 31 marzo 2013

Villa di Cassano - Sasso della Mantesca 24k

L'uscita è pianificata da tempo, l'obiettivo è quello di percorrere larghi tratti di crinale per effettuare una uscita piuttosto tranquilla e utile per far girare le gambe.

Quello che non potevamo pianificare era il meteo. Ed è stato il protagonista principale.

Sabato mattina. Io e Sky, Armati di zaino e antipioggia ci muoviamo in macchina fino a Villa di Cassano, piccola frazione in prossimità della strada di crinale che da Ozzano dell'Emilia porta fino alla Raticosa.
Percorreremo un tratto di 10k, per raggiungere il Sasso della Mantesca e torneremo al punto di partenza.


Lasciamo la macchina e subito il sentiero inizia a salire, dobbiamo raggiungere il crinale. La giornata è veramente invernale, anche se siamo al 30 di Marzo. Nebbia piuttosto fitta e un gran fango per terra, che ci costringe a salire per buona parte camminando.
Arrivati sul crinale la situazione non cambia molto, il primo tratto è estremamente fangoso, successivamente si arriva in quella che d'estate diventa una strada bianca, ma che ci si presenta come una sorta di zona palustre.

Non passa molto ed inizia anche a piovere, dapprima in maniera leggera, successivamente in maniera insistente e abbondante.
La pioggia, unita al progressivo aumento di quota (arriveremo circa ad 850 metri) e al vento continuo e tagliente, mi fa venire in mente il recente fatto accaduto alla Maremontana.

Cerchiamo di non sottovalutare l'importanza dell'alimentazione, ci copriamo con gli antivento/antipioggia e proseguiamo.

Raggiungiamo una proprietà chiamata Ca' dei Gatti... dopo una discesa piuttosto lunga, un dubbio ci pervade... ma dove sono finiti i segni del sentiero? La traccia del GPS inoltre un chilometro fa ha preso una strana svolta a 90°, mentre il crinale, secondo le nostre cognizioni geografiche, doveva procedere in maniera rettilinea.
Torniamo indietro e recuperiamo il sentiero corretto, pioggia e nebbia ci avevano fatto perdere le indicazioni giuste.

Non ci facciamo abbattere e raggiungiamo il Sasso della Mantesca, una formazione rocciosa piuttosto piccola, ma ricca di fascino, che si erge sul crinale. Arriviamo in cima e ci mettiamo rapidamente in marcia per il ritorno. Fa freddo.

Proprio il freddo sarà il protagonista principale del mio ritorno. Davanti Sky tiene un buon ritmo e fatico abbastanza a stargli dietro. Le gambe non sono per nulla fresche. Devo migliorare il mio assetto mentale, faccio troppa fatica, penso troppo al freddo e mi sta venendo ancora più freddo.
Decido di mettere i guanti, non è semplice con le mani semicongelate, ogni movimento particolare è un dolore simile a quello di un ago, ma riesco a completare l'operazione e questo fa scoccare la scintilla definitiva.

Recupero un pò di energie, mangio e bevo anche se non ho nè fame nè sete, con questi piccoli accorgimenti riesco a togliere un pò di piombo dalle gambe ed arrivare con il buon Sky al tanto agognato automezzo che ci riporterà a casa.

Un'uscita che sulla carta non doveva riservare nessuna sorpresa, che ci ha messi in realtà a dura prova.

La risposta dei nostri due eroi è stata comunque maiuscola!

Il tracciato sarà da rivalutare con condizioni meteo migliori, la nebbia limitava a 30 metri circa la visibilità, impedendo allo sguardo di godere delle bellezze del panorama. Ma il tempo non ci manca e le gambe neppure!

Avanti tutta!





giovedì 28 marzo 2013

Lo sguardo

Il sole sta tramontando. La sterrata disegnata sul crinale mi impegna con uno degli ultimi strappi intensi. Il fiato si accorcia, nelle orecchie la musica si fonde con il respiro.
Alzo lo sguardo, che mette a stento a fuoco una figura. Sembra un arbusto, dopo qualche passo mi perdo nei suoi occhi.
Come in una cartolina, il cerbiatto mi sta guardando, e il suo sguardo va a scandagliare chissà quale relitto ancestrale della mia psiche.
Attimi che paiono minuti.
Mi sento il nulla al cospetto di quella che mi sembra essere una divinità scesa in terra.
La sua superiorità è innegabile, la sua perfezione manifesta.
Dietro di lui le colline al tramonto sono solo una splendida cornice dorata.
Cammino, con l idea di non spaventarlo. Con la speranza di potermi avvicinare di più, di ammirare ancor meglio la sua bellezza.
Subito gira la testa di scatto e se ne va, volando sull' erba bagnata.
Cerco di capire il perché di questo incontro, credo che ognuno troverà la propria risposta.
La mia è stata riprendere a correre.

martedì 19 marzo 2013

Di nuovo primavera!

Forse durerà poche ore, ma potrò dire di averla vissuta intensamente.

Questa prima serata primaverile, con 16 gradi e sole che illuminava la valle dell'Idice, era un vero invito a nozze per un trail runner scriteriato come il sottoscritto.
Dopo la Ultrabericus di sabato scorso, il riposo domenicale ed un uscita con le gambe di ghisa effettuata ieri sera (più stretching che corsa), ecco che stasera ho rimesso le scarpe seriamente.
Sentivo le gambe abbastanza in palla, doloranti ma toniche, e ho deciso di ripercorrere il giro da 11 km che passa oltre l'Idice e va sul crinale di Gaibola.
Sensazioni positive, specie in salita. Tanto fango e tanta acqua in tutti i fiumi e nei piccoli corsi d'acqua del bosco, mai vista una cosa simile.
Sorpassata la prima salita ecco che vedo due cerbiatti che saltano nel prato, 50 metri avanti a me, sulla mia destra. Capisco che vogliono attraversarmi il sentiero e, preso da follia podistica, inizio ad incrementare il ritmo, arrivando quasi all'altezza del secondo animale, me lo vedo balzare davanti con una leggiadria da cineteca, per poi perdersi nel sottobosco.
Riprendo, estasiato da questo incontro, arrivo sul crinale, godendo della spinta delle gambe che, anche se affaticate, lavorano molto bene sul terreno del parco dei gessi.
Imbocco la discesa dei pavoni, che trae il nome dai numerosi pavoni presenti in un giardino costeggiato dalla strada, e mi accorgo che i pavoni sono in mezzo alla stradina stessa :)
Rallento con rispetto fino a sorpassarli, prima di imbattermi in un coniglio/lepre, che impaurito scappa da me, andando però nella mia stessa direzione, il simpatico inseguimento dura circa 400 metri. Poi lui si ferma e io lo sorpasso ridendomela.
Ultimo strappetto di salita e mi vedo un gruppo di 5 cerbiatti più avanti sulla destra, cerco di fermarmi per non fare rumore ed avvicinarmi per vederli meglio, ma mi notano subito e se ne vanno correndo in mezzo al prato verde, mentre il sole tramonta alle loro spalle.
L'ultima discesa è resa iper tecnica dall'acqua, faccio metri e metri con i piedi che cercano di fare attrito su una superficie che sembra ghiaccio, sembra di scendere su un ghiaione dolomitico.
Termino la discesa e mi chiedo come ho fatto a stare in piedi ... mi godo questo stato di grazia e vado verso casa dando fondo, con giudizio, alle energie.
Avanti tuttaaaa, un'uscita spettacolare!


lunedì 18 marzo 2013

Ultrabericus 2013 - 68k 2640 D+ - Riepilogo

Piazza dei signori, Vicenza, manca ancora un'ora allo start.
Con Mariagrazia accanto, mi godo quegli sporadici raggi di sole che, bucando le nuvole, riescono a scaldarmi nel corso di questa attesa che mi fa entrare in clima gara.
Un angolo di tranquillità dopo un evento triste che poteva peggiorare alcune situazioni ma, alla luce dei fatti, ciò non è avvenuto, per fortuna. 
La scelta finale è stata quella di raggiungere comunque Vicenza, per prendere parte alla competizione, decisione per la quale devo ringraziare la mia famiglia.

Torniamo in piazza, dove mi dirigo verso l'arco di registrazione dei pettorali, entro presto nel "cancello", voglio partire abbastanza davanti, per non rimaner intrappolato negli 890 iscritti.
I minuti volano veloci e .. si parte, dietro i vigili che ci scortano fuori dal centro città ad una andatura già piuttosto sostenuta, prima di lasciarci partire senza freni su di un lungo rettilineo.
Mi sembra di andare forte, ma mi stanno sorpassando da tutte le parti, anche se sto viaggiando ai 4.45 a km.
La strada è ancora lunga, penso, e cerco di non forzare più di tanto, anche se la spinta adrenalinica del gruppo mi porta ben oltre i limiti imposti dal buonsenso :)

Il bosco non è eccessivamente fangoso, il terreno ha drenato bene, dove invece le scarpe perdono grip veniamo facilitati dalle corde predisposte dall'organizzazione (da 10 e lode).
L'ambiente in cui si corre mi fa sentire a casa, la vegetazione e i sentieri si avvicinano molto a quelli dei colli bolognesi.
Cerco di non strafare e di visualizzare tutto quello che mi aspetta, per dosare correttamente le energie.
Fino al trentesimo le sensazioni sono molto buone, poi si inizia ad affacciare la fatica, le salite sembrano sempre più marcate, seppur affrontate di passo, ed anche in pianura si fatica a correre.
Arrivati all'Eremo di San Donato, inizia la seconda metà del percorso.
Da li fino alla fine sarà tutto un saliscendi, più o meno marcato, con dei lunghi tratti in piano e una salita finale (che i volontari chiamano strapettino), con successiva planata su Vicenza per tornare in Piazza dei Signori.
Gli ultimi venti chilometri (che si riveleranno 23) sono stati un ottimo esercizio mentale, un vero e proprio conto alla rovescia fatto di 100 metri in 100 metri.

La gara, pur non riservando particolari aspetti scenografici, non è mai monotona e tiene sempre alta l'attenzione,nell'osservare i diversi paesaggi che si susseguono.
Il balisaggio è fenomenale, non mi sono perso nemmeno io, e ad avere abbastanza gamba, il percorso è completamente corribile.
Personalmente mi ritengo soddisfatto della prestazione, di poco sopra le 8 ore, anche se alla fine mi trascinavo in salita come una lumaca.

C'è ancora da allenarsi, soprattutto in vista dei due eventi principali della stagione, la Abbots e la CCC.
Ma ancora ci sono delle settimane a disposizione.. quindi... avanti tutta!!!



martedì 12 marzo 2013

Pioggia, vento e fiumi in piena..

Stasera un'uscita leggera, per metabolizzare il massaggio del mitico Martino e "provare" le gambe in vista della Ultrabericus di sabato.
Sensazioni ottime, gambe che giravano bene ed ottime andature senza particolare sforzo, Mi fanno ben sperare per la gara, anche se l'importante sarà arrivare e godersi la corsa.
In un ora di corsa ho infilato due guadi sul fiume Idice da brivido (in tutti i sensi), con acqua che arrivava fino a metà polpaccio, e un incontro con un gruppo di cerbiatti che erano a pochi metri da me.
Peccato che il sole stava già tramontando e non ho visto bene gli animali.
Una uscita fantastica, nonostante la pioggia che è caduta senza sosta dall'inizio alla fine, emozionante come sempre.
Viva il trail e avanti tutta!

domenica 10 marzo 2013

Via degli Dei - Perlustrazione Prima parte

Da qualche anno mi naviga in testa l'idea di percorrere la Via degli Dei a piedi, da Bologna a Firenze.

Il tracciato deve il suo nome alle numerose località toccate dal sentiero, che ereditano il nome dalle antiche divinità.

La prima tappa che, con Piero, abbiamo voluto perlustrare, è quella che dal centro della città di Bologna (Statua del Nettuno in Piazza Maggiore), porta fino al paese di Brento.




Arriviamo in centro con l'autobus e, appoggiati alla fontana del Nettuno, iniziamo il nostro viaggio che, attraverso le vie del centro serenamente deserte, ci guida verso via Saragozza e i portici di San Luca, che conducono all'omonimo santuario.

Non forziamo il ritmo e, arrivati in cima, troviamo una simpatica turista che ci fa addirittura 4 foto.



Ripartiamo imboccando il sentiero dei bregoli che, con i suoi alberi caduti, ci accompagna fino al Parco Talon e il suo fango, che ci procura qualche problema di troppo e ci fa sdraiare allegramente nel fango a causa della scarsa aderenza.

Ci dirigiamo quindi verso Sasso Marconi e l'inizio del single track, che ci condurrà all'ascesa tanto temuta al Monte Adone.
I boschi subito si fanno sentire, l'aderenza è poca e la pendenza è importante. Cerchiamo di tenere botta e proseguiamo, alternando corsa a camminata, fino ad arrivare a Badolo.

Oramai siamo quasi arrivati, manca solo lo strappo peggiore, la salita a Monte Adone che, come sempre, fa penare e soffrire (soprattutto oggi, arrivati con più di 25 km  nelle gambe) ma ricompensa ampiamente una volta arrivati alla croce con il bellissimo panorama.





Ultimo tratto di discesa con qualche goccia di pioggia ed eccoci a Brento, dove Mariagrazia ci è venuta a recuperare per riportarci alle nostre case.

Considerazioni finali : uscita piuttosto impegnativa, sia come dislivelli che come lunghezza (circa 30km e 1100 D+), il fango ha aggiunto come sempre un livello di difficoltà in più. Il percorso non annoia mai, a parte qualche tratto di asfalto tra parco Talon e Sasso Marconi e, una volta arrivati nel bosco, offre sempre una veduta ampia e rasserenante delle vallate circostanti.
Splendida uscita, fatta in compagnia ha ancora più gusto, e la fatica, anche se assolutamente presente, si sente meno quando si è assieme a dei veri cinghiali come Piero :)




Avanti tutta, arriva la Ultrabericus!! :P




mercoledì 6 marzo 2013

Salomon Advanced Skin S-Lab 12

Questo post è tutto per lui, che oramai è diventato il mio fedele compagno nelle uscite più lunghe e più dure!

L'ho trovato per miracolo su internet e, sinceramente, mi aspettavo uno zaino da alternare al mio fedele Olmo 20 lt. 
Mi sono reso conto che il concetto che avevo di zaino era riduttivo.
Per carità, sono molto affezionato al mio 20Lt della Raidlight, ma qui siamo su di un altro pianeta.

Innanzitutto la vestibilità è veramente incredibile, il sistema di chiusura ad elastici sul petto elimina la fastidiosa cinghia in vita, fissando in maniera impeccabile lo zaino alla schiena.
Non c'è verso di farlo muovere, salti, rami, ruzzoloni, nulla lo scompone. Lui rimane sempre li, senza la minima oscillazione indesiderata.
Altro punto di forza è la versatilità dello zaino. Lo scomparto principale suddiviso in due macro aree, lo scomparto esterno raggiungibile con una comoda zip, le due tasche laterali con la zip, le due tasche laterali senza zip raggiungibili facilmente senza togliersi lo zaino, i due portaborracce/portaoggetti anteriori, 3 taschini portaoggetti/portagel, 1 tasca con velcro e zip di chiusura, un tasca nella zona schiena e il porta camel-bag, lo rendono semplicemente A-MISURA-DI-RUNNER.
Portarsi in giro gel, barrette, cellulare, macchina fotografica, mappe, guanti, frontale, ecc. ora non è più un problema. Ho sempre fatto fatica a gestire le cose con altri zaini, qualcosa risultava comunque troppo scomodo. 
Con questo zaino mi sembra sempre di aver dello spazio a disposizione, c'è sempre posto per tutto.
Particolari come l'ottima qualità e la praticità del camel bag, il telo di sopravvivenza ed il fischietto già inclusi, il tubicino che porta l'acqua rivestito contro il freddo, la qualità dei tessuti, sono solo dei particolari che rendono la vittoria di questo zaino sulla concorrenza ancora più netta.

Ad una prima occhiata potrebbe forse sembrare un tantino caro ma, appena indossato ci si accorge di aver fatto un affare stratosferico!

Uno zaino per trail runner fatto da trail runner. I fondo con modelli simili ci corre gente tipo Kilian :P

Voto : 10 e lode!


giovedì 28 febbraio 2013

L'inverno sta finendo ...

.. e finisce con esso anche il periodo "dietro le quinte".

Non ho avuto trasferte per gare in questi due mesi, ma il lavoro per prepararmi all'Ultrabericus prima e alla Abbots e alla CCC poi, è stato quantomai intenso.

360 Km a Gennaio, 240 nel nevoso Febbraio, sono circa 170 in più dell'anno scorso. L'esperienza maturata nel pianificare gli allenamenti e la presenza costante dei compagni di corsa mi ha aiutato a raggiungere una preparazione a mio avviso sufficiente per iniziare a "salire in scena".

L'Ultrabericus sarà il primo banco di prova, mancano poco più di due settimane e penso di fare una buona prestazione, sarebbe bellissimo stare sotto le 8 ore ma, come sempre, la cosa più importante è sempre arrivare in fondo.
65 km con 2500 D+ non sono propriamente una scampagnata.

Bisogna sempre cercare di spostare più avanti l'asticella. Migliorandosi sempre un pò di più.
Un abbraccio forte a chi mi sta vicino, soprattutto a Mariagrazia e ad Hari, che più mi sopportano quando rientro carico di fango a casa, come uno zombie emerso dalle paludi! :)

Avanti tutta!

domenica 10 febbraio 2013

.. è quasi Ultrabericus - 52 k

E' quando accendo la frontale che mi accorgo che non è poi così buio.

Potrebbe essere una metafora, invece è la realtà. Ore 6.45, in ritardo di 15 minuti sulla tabella di marcia, mi infilo nel bosco dietro casa per compiere i 48k in previsione per la giornata.
I primi passi fanno raggruppare nella mente i timori e le paure legate ad una distanza del genere. Fortunatamente emergono anche le certezze, la presenza di Luca "Sky" nella seconda metà del percorso ed una condizione fisico-mentale piuttosto buona.
Appena il bosco si dirada mi accorgo che sta scendendo una neve piccola e ghiacciata, che rimane sul terreno ghiacciato come palline di polistirolo.


I km si iniziano ad accumulare, incrocio un gruppo di cinghiali, dei cerbiatti, la corsa è sempre viva e foriera di novità, anche per un soggetto abituato al Werewolves Trail come il sottoscritto.
Già, perchè l'obiettivo di oggi è proprio quello di fare il mitico WWT... però due volte di fila!
Qui sotto alcuni "abitanti" del luogo (se riuscite a vederli).

Il primo giro è caratterizzato da una superficie vetrificata (niente male il fango ghiacciato) che favorisce la corsa (salvo una caduta causata dalla perdita di aderenza), permettendomi di recuperare il ritardo alla partenza, arrivando all'appuntamento con Luca addirittura 10 minuti di anticipo (chi non ha sveglia, abbia gambe).

Lascio un pò di vestiario in macchina, bevo e mangio, mentre abbandono l'mp3 per abituarmi di nuovo alla compagnia di un amico.
10 minuti di sosta e si riparte, il ritmo è subito sostenuto, cerco di non affaticarmi e al contempo di non perdere terreno. Luca ogni tanto si ferma ad aspettarmi, rimango concentrato e sereno. Inizio a godermi la salita quando apprendo che in tre ore cambia tutto, il sole che adesso splende in cielo ha sciolto il ghiaccio e i sentieri iniziano ad appesantirsi causa fango.
Il giro diventa così ancora più duro, ma noi siamo li per arrivare in fondo!
Mi concedo la rituale coca-cola al bar di mercatale che mi carica di energia, salite e discese si alternano a tratti di pattinaggio sul fango ... e finalmente emergiamo dalla palude :) .


Ora, saremmo arrivati a casa intorno ai 49k .. ma già che ci siamo.. proponga a Sky un'appendice panoramica del giro, con un bel passaggio sui gessi.. e 3 k in più.
Finiamo stanchissimi ma soddisfatti per questo bellissimo giro, che non mi è pesato molto, grazie alla presenza di Sky e dei numerosi elementi naturali che hanno fatto da cornice dell'impresa.
15 k su asfalto mi sarebbero risultati molto più indigesti.
Avanti tutta! Ultrabericus, arrivo!

lunedì 28 gennaio 2013

Correre è un pò volare - 42 k (Verso l'UltraBericus Part 3)

Potrà sembrare strano, ma dopo le due ore la corsa assume una concretezza diversa.

Il movimento diventa meno aggressivo, minimale, così come la mente inizia a processare le cose in maniera differente. Sono i momenti più belli, quando il tempo perde di significato e ci si perde nelle emozioni.

Non riuscirò mai a spiegarlo con la dovuta precisione, ma una sensazione è rimasta impressa nella mia mente, affascinandomi e facendomi compagnia per tutta la durata dell'uscita.

Ho scoperto perchè amo la corsa, cosa la distingue da tutto il resto; il perchè riesce ad affascinare la parte più recondita della mia mente.
Tutto è racchiuso in quella frazione di secondo che divide la spinta delle dita di un piede dall'impatto con il suolo dell'altro. Quel momento affascinante dove si rimane in sospensione, appesi ad un filo, leggeri come se fossimo trasportati dal vento.
Un continuo alternarsi di fisicità terrena e di spinta verso l'alto, di voglia di andare più avanti, combattendo con le nostre energie contro il male supremo, l'inedia.

Questa è, per me, l'essenza vita. Questa è, per me, l'essenza della corsa.

Correre, in fondo, è un pò come volare!

lunedì 21 gennaio 2013

Verso l'UltraBericus - Seconda Puntata - Galaverna "rinforzata" - 35k

Una domenica da lupi fa da cornice a questo secondo lungo per l'UBT.

Per riuscire a portare a casa il chilometraggio previsto, decido di raggiungere Pianoro direttamente da casa, correndo per i boschi partendo prima del sorgere del sole.
La pioggia, unitamente alla neve in fase di scioglimento, rendono ogni sentiero sterrato veramente duro da affrontare, soprattutto le salite, dove bisogna camminare con attenzione per evitare di "pattinare" all'indietro.

La prima salita è la più temibile, anche a causa delle gambe imballate, arrivato in cima il paesaggio mi ridà un pò di carica (le foto hanno un colorino un pò troppo finto, sarà stata la poca luce o la nebbia :P)

Ecco la vallata che mi si presenta davanti



La salitella successiva..


E laggiù in fondo, coperto dalla nebbia, Botteghino di Zocca, località di transito per dirigersi verso Pianoro.


La discesa scorre bene ed il tratto di asfalto per raggiungere di nuovo il sentiero non mi pesa molto.

Incrocio un paio di branchi di cerbiatti, il primo dei quali si ferma stupito a fissarmi, scappando solamente al mio movimento anomalo per prendere il cellulare e fare una foto.
Chissà cosa avranno pensato :)

Cerco poi di individuare il sentiero giusto anche se ad un certo punto, pur di non perdermi del tutto, decido di tagliare direttamente verso la strada principale, rimandando a momenti migliori la perlustrazione di quella zona.
Poche centinaia di metri di asfalto e da dietro una macchina mi suona, mi risveglio dal mio torpore fatto di acqua nelle scarpe, mani gelate, musica nelle orecchie e nebbia in giro, per constatare che la macchina accanto a me aveva a bordo Mariagrazia ed Elisa, che stavano andando verso la partenza.
Chiedo quanto manca a Pianoro per avere un'idea... bene o male quello che mi aspettavo, mi aspetta quasi solo discesa.

Arrivo alla partenza (niente male come frase)

Trovo altri disperati come me che hanno affrontato pioggia e gelo, oltre a Mariagrazia ed Elisa sopra citate, troviamo anche Luca, Monica, Giacomo, Roberta, Giovanna e l'inossidabile cinghiale Piero.
Assieme a loro attendo la partenza della gara, facendo coppia fissa di cinghiali con Piero.

Devo ringraziarlo ancora una volta, senza di lui chissà come sarei arrivato! Invece in due tutto si affronta meglio e con più energia. Devo ammettere che anche i numerosi ristori mi hanno aiutato (specie il vin brulè dopo 2,5 km), ma la compagnia fa molto!

Raggiungiamo il traguardo dopo 2 ore e 12 minuti, sicuramente non un tempo da record, ma tenendo conto di pioggia sulla testa, della neve in alcuni tratti e delle gambe appesantite, direi proprio un gran bel risultato!

Dopo l'arrivo ancora mi mancano due chilometri per arrivare "a livello", ed ecco che ancora il Santo Cinghiale Piero mi accompagna in questa follia, fino a che finalmente si ritorna al coperto, per farsi una bella salsiccia alla griglia!
Una gran bella giornata, complimenti a tutti i finisher e .. avanti tutta! :)

venerdì 18 gennaio 2013

Quello che è normale

Salgo rapidamente in casa, Piero sta arrivando sotto casa mia, ha nevicato tutto il pomeriggio.

Mariagrazia ed il gatto mi guardano sfrecciare verso le scarpe in Goretex e i guanti pesanti, il tempo di un saluto e due parole, mi cambio ed esco al gelo.

La neve scende leggera, patisco un pò di freddo rimanendo fermo, ma Piero non tarda.
Si parte.
Il sentiero è pesante e si perde aderenza, il nevischio si attacca alla faccia sferzata dal vento freddo di questa serata invernale. Fortuna aver cambiato equipaggiamento.

La strada continua a scorrere illuminata dalla frontale, parliamo in tranquillità, come possono fare due amici che corrono assieme sotto alla neve, condividendo sensazioni e pensieri.
Non scappiamo da nulla, non vogliamo evitare nessuno, cerchiamo solo di essere ancora più noi stessi, raggiungere una dimensione di benessere che la società esterna difficilmente offre, raggrinzita dalle troppe imposizioni e dai relativi doveri.

Mi sembra normale. E lo scrivo in tranquillità, coniugare l'amore per la propria famiglia con una passione che mi allontana dalla stessa.
Ma quando tornerò a casa, sarò me stesso, con più energie, con la mente serena e determinata a perseguire gli obiettivi della vita, quelli importanti, non quelli di vernice e cartone che ci permeano la pelle durante la giornata.

Normale è questo, arrivare alla base della salita, trovare il sentiero innevato ... e continuare a salire, passo dopo passo, metro dopo metro, affondando sempre di più, con i muscoli che si fanno sentire, il respiro corto.
Normale è non darsi per vinti, godere di ogni singola meraviglia che incrociamo lungo il sentiero, un paradiso innevato, lontano dalla concezione folle di mondo che ci siamo lasciati alle spalle.
Normale è arrivare in cima, arrivarci assieme sorpassando gli alterni momenti di difficoltà soggettiva, procedendo in squadra, gioendo assieme.

Normale è godere di questo, salutandosi con il gelo nelle ossa, ma la consapevolezza di aver scritto una pagina di vita importante, per noi normale, per altri irraggiungibile.

lunedì 14 gennaio 2013

Ante e post trekking - Trilly Trail e Snow Trail

Le cose semplici sono sempre le migliori, ma a volte le cose complicate sono le "più migliori"! :)

Ante trekking -

Prima del trekking di Brento, la premiata ditta Gio, Roby, Piero ed Ilario, mi accompagna in un giro d'apertura, che passa dalla cima del monte adone e poi si allarga fino a passare da Monte del Frate.
Sento ancora nelle ossa il lungo del giorno prima e sto attento a non strafare, anche se le gambe tutto sommato lanciano buoni segnali.
Avvolti dalla nebbia arriviamo alla cima belli contenti, po ci lanciamo in discesa, prima di accettare una delle temibilissime variazioni del Rettile. Per formare un "otto" prendiamo un sentiero strettissimo che taglia a mezza costa il contrafforte pliocenico e, in uno dei passaggi più delicati, troviamo un signore che cerca di recuperare il cagnolino, caduto qualche metro più sotto verso la scarpata. Lo seguiamo con lo sguardo recuperare la bestiola che sembra essere un pò sofferente, ma l'incidente sembra essersi comunque risolto, passiamo oltre.
Tutti iniziamo a pensare che anche noi avremmo potuto trasformarci in tanti piccoli Trilly, così si chiamava il cagnolino, sbagliando qualche passo in situazioni critiche.. ma non c'è tempo per sbagliare ed i nostri piedi ci conducono sereni all'arrivo.
Un giro fantastico, come sempre, reso ancor più particolare dal sentiero superwild di Roberta.

Post trekking

Terminato il trekking, dopo una mezz'ora di pausa pranzo, mentre la nevicata non accennava minimamente a smettere, ecco che con Monica decidiamo comunque di partire, ancora alla volta della cima del Monte Adone. Il paesaggio è spettacolare, ricoperto da un sottile strato di neve che ricopre anche il sentiero, rendendolo particolarmente insidioso.
Il passo è buono, ed il battesimo del trail (seppur assolutamente autogestito) di Monica è una vera chicca da runner, lei procede senza indugio su per la salita ed io dietro, contentissimo per la sua bella esperienza e per quello che stiamo vivendo. Occasioni così non capitano spesso.
Arriviamo sulla cima, cerchiamo di farci una foto ma l'elettronica ci volta le spalle.. batteria a zero .. allora ricorriamo al fantastico quadernetto del viandante, custodito dalla croce del Monte, per scrivere la nostra dedica.
Ripartiamo verso la discesa, dove oramai la neve aveva reso impraticabile il sentiero e il tempo passato con le chiappe a terra, sopravanzava di gran lunga quello trascorso sui piedi :)
Tra le risate ce la facciamo ad arrivare in fondo, sporchi ma contenti, per affrontare l'ultimo tratto in accelerazione continua, sulle ali dell'entusiasmo. Grande Monica!

Trekking - Capitolo Uno - Monte Adone

Cronaca di una domenica passata nei pressi del contrafforte pliocenico, immersi nella nebbia, con un pò di neve nel finale.
Praticamente ci sono stati tutti gli ingredienti per ottenere una splendida giornata!

Raduniamo un bel gruppone di tredici persone, l'obiettivo è la cima del Monte Adone, con partenza da Brento.
Il gruppo è variopinto, ci sono persone già esperte di trekking ma anche nuovi appassionati, lo scopo è proprio quello di passare qualche ora di svago in compagnia, immersi nella natura, a sudare e sbuffare lungo i pendii del Monte Adone.

La parte iniziale è la più dura ed aspra, una salita praticamente verticale verso la sommità del Monte Adone, circa 200 metri di dislivello, che presto si fanno sentire ed iniziano a smorzare i "bollenti spiriti" dei partecipanti.
Nonostante la nebbia impietosa, che ci nega il panoramico fondovalle, il gruppo raggiunge compatto la cima, occasione per tirare un attimo il fiato e fare qualche foto ricordo.
La discesa, discretamente scivolosa, impegna i nostri eroi, costretti a trasformarsi in novelli tarzan aggrappati ai provvidenziali alberi che ci aiutavano a tenere un minimo di equilibrio.
L'ultimo tratto di pianura viene benedetto da una copiosa nevicata (con fiocchi grossi come nei film) che accompagna l'allegra brigata verso la nostra "base", il bar del campo sportivo di Brento (dove un simpatico ed ospitale gestore ci ha protetto dalle intemperie).

Una giornata sicuramente da ricordare, resa ancor più dura dalle condizioni meteo.

Allego l'altimetria, che tanto ha fatto sospirare alcuni dei partecipanti :) (e non solo sospirare).

Alla prossima :)



sabato 12 gennaio 2013

Verso l'Ultrabericus - Prima puntata - 30k

Questa mattina mi sveglio presto e preparo il mio nuovo zaino Salomon S-LAB (uno spettacolo, più tardi lo recensirò), per uscire a fare un trail solitario da 30k, in previsione della Ultrabericus di Marzo.
Parto tranquillo, incrocio subito un gruppo di cerbiatti, e mi preparo ad improvvisare un percorso sulla base delle sensazioni.
Correre da solo è diverso rispetto al correre in compagnia, ci sono molti meno diversivi, soprattutto in una giornata con visibilità max a 20 metri causa nebbia !
Rimango concentrato sulla corsa e sui segnali del mio corpo e vado avanti, chilometro dopo chilometro, cercando sempre di rimanere sui sentieri fangosi dell'appennino bolognese.
Gestendo bene l'imprevisto di un sentiero interrotto (condito da numerose imprecazioni) da qualche fanatico della proprietà privata, riesco comunque a raggiungere il mio obiettivo, coronandolo con una discesa finale a tutta birra, che mi fa tornare a casa bombato di adrenalina!
Un bellissimo allenamento, mi ha dato proprio tanto!
Alla fine 32.8 Km e 1229 D+, ma, soprattutto, la consapevolezza di averne ancora e di riuscire ad amministrare meglio di prima le energie!
Avanti tutta!






martedì 1 gennaio 2013

2013: Passione ed ispirazione

Per un anno che si chiude, ecco invece un nuovo libro bianco che si apre, pronto per essere riempito da altre storie di ordinaria follia podistica.
Avere delle pagine vuote davanti può spaventare, ma personalmente mi emoziona molto, è l'unico momento in cui tutto prende forma all'interno della nostra mente, senza nessuna costrizione o vincolo dettato dalla cruda realtà.
Mi aspetta un anno in cui dovrò mettere in cascina i punti necessari a partecipare all'UTMB 2014, mi aspetta un anno in cui cercherò di varcare la soglia dei 100km e cercherò di essere presente a Chamonix, per gareggiare nella CCC, la "sorella minore" della competizione regina del trail.
In questo momento si può parlare con più tranquillità dello spirito che ci anima, che ci porta a cercare di spingere più avanti il limite, senza dover necessariamente fare i conti con infortuni, impegni quotidiani, lavoro e stanchezza.
Ora la mente è libera da ogni possibile vincolo e viene alimentata principalmente da due fattori: passione ed ispirazione.
Vestire un paio di scarpe e rimanere sui piedi per decine di ore non è direttamente correlato a fattori tangibili ma, secondo me, prende spunto da questi due vocaboli che hanno numerose sfaccettature (lo ammetto, ho dato un'occhiata anche al vocabolario).
Passione: participio passato di patire, subire l'azione di qualcosa che va ad intaccare fisico ed animo. Non è forse vero? Quanto siamo attivi e quanto invece dobbiamo essere resistenti (o resilienti, come direbbe Trabucchi) per portare in fondo l'impresa che ci siamo prefissati. La passione inoltre è qualcosa che brucia dentro, che porta a fare qualcosa di eccezionale.
Ispirazione: troviamo che ispirare sottointende un intervento divino, che va a mostrare la via da percorrere all'essere umano. Ognuno ha, in fondo, la sua divinità che lo guida, che a volte si concretizza semplicemente nei valori che una persona ha scritti dentro, altre volte si incarna nella cima di una montagna o in un paesaggio particolare.

Una miscela di questi due fattori ed il carburante per il sottoscritto è pronto per essere usato.
Tra qualche ora inizierò a scrivere le prime impressioni di questo 2013, che ovviamente non sarà nulla di innovativo, la suddivisione in anni è solo un invenzione dell'uomo moderno, ma richiederà tante conferme e porterà con se belle sorprese e anche fatti sfortunati.
Penso che una sola cosa sia scontata, la passione e l'ispirazione che si concretizzeranno in queste righe ed in questi chilometri, non verranno unicamente dal sottoscritto, ma da tutte quelle persone importanti che mi stanno vicino, ciascuno in maniera unica.
Senza i miei genitori, mia moglie, i miei amici, non sarei nulla, sarei come una bussola senza il suo nord, ed è grazie a loro se sono ancora qui, a vivere le mie passioni e a continuare a sognare.
Grazie. Buon 2013!