Spesso ci chiediamo cosa passa per la testa di un corridore nel corso di uno sforzo che si protrae a lungo, magari per tre, quattro, cinque ore o più ...
Pensiamo a quei momenti liberi passati sul divano senza aver davanti il Grande Fratello sullo schermo a LED da 60 pollici, quanti pensieri, quanti ragionamenti, quante idee che si accavallano una sull'altra.. figuriamoci mentre uno è li su una ciclabile, in un bosco.. ma cosa penserà mai?
La risposta è molto semplice e scontata, mi sembra proprio che il primo pensiero sia LA CORSA.
Non siamo di fronte a persone passive, ma a esseri che sono in continuo ascolto del proprio corpo, il respiro, il cuore, i legamenti, i muscoli, tutte quelle cose che in condizioni normali sono "a riposo" e che invece nella corsa risultano messe a dura prova.
A volte ci si arriva ad interrogare in maniera specifica per essere sicuri di non sottovalutare od ignorare nulla, applicando la propria esperienza ad ogni singolo passo e ad ogni singolo messaggio che arriva dalla struttura fisica.
Inoltre bisogna stare attenti anche al paesaggio, specie nel trail, ogni singolo sasso, pianta, buco, zolla di terra va analizzata e interpretata, in modo da utilizzarla al meglio per la spinta o anche solo per rimanere in equilibrio.
Il tutto inondato da un mare di musica, dove le canzoni sono le più adatte a quel particolare momento e dove anche le note devono andare in armonia con il paesaggio e con le sensazioni che avvolgono il corridore.
A volte si apre uno spiraglio di tranquillità in cui si affaccia qualche finestra di vita, qualche voce dal mondo normale, che probabilmente si è infilata in qualche tasca dello zaino. Mentre si corre è tutto diverso, più ovattato e stemperato, i pensieri veleggiano più in fretta e non si fanno infangare dai problemi, ma li osservano dall'alto e ne delineano meglio e più in fretta i contorni, prima di trovarsi di colpo concentrati a gestire una salita o a saltare da un sasso all'altro in discesa...
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martedì 3 maggio 2011
martedì 12 aprile 2011
Laddove il "dito" incontra il "piede"
Corriamo il rischio di dare per scontato troppe cose nella nostra vita, solo perchè non ci fermiamo ad analizzarle...
E' così che mi sono unito a quel gruppo di corridori del giovedì sera, rincorrendo all'interno della struttura ossea umana un senso di imprecisione opprimente, sanabile unicamente con il logorio mentale.
Una serata di sole, panorami splendidi, gente che cerca di riposarsi e di staccare la spina da una giornata di lavoro intensa, dai problemi del quotidiano. Gente che cerca su di un prato verde un angolo di natura in mezzo ad un mare di cemento.
Ma non basta, dal ponticello ligneo partono vere e proprie autostrade da correre, su piste ciclabili, su marciapiedi, su strade secondarie, in mezzo ai boschi. Sarà la connessione con i satelliti di Jack Maps ma tutto sembra diverso, forse anche lo stesso dolore alle gambe non è più importante.
Ripenso a quanto può sembrare assurdo alle orecchie dell'uomo della strada il rianalizzare concetti scontati, ma a volte ne abbiamo bisogno, per non ricadere nella più triste monotonia mentale; forse anche per capire la direzione nella quale stiamo andando.
Tutto partì così, rimasi nella loro scia, quasi senza farmi notare, in silenzio, ascoltando i loro discorsi spaziare lungo un palco che di volta in volta si tingeva di colori diversi e che chiamava alla ribalta i più disparati personaggi.
Li ho visti ritornare alla loro giornata con il sorriso dipinto sul viso e la felicità negli occhi, li ho visti sorridere mentre si davano appuntamento alla volta seguente, li ho visti salutarsi portando nel cuore qualche sorriso in più.
Sorrisi che forse erano celati sotto qualcosa di scontato, forse proprio là, dove il "dito" si congiunge al "piede", dove un dolore riesce anche a mettersi in silenzio per un attimo... lasciandosi portare via di corsa, attraverso luoghi e momenti dove tutto viene assaporato e nulla viene dato per scontato.
Il mio nome è poco importante, ma ho già salpato in passato mari in tempesta ed ora... forse ho necessità di sostare un poco in questo porto, alcuni mi chiamano Naglfar, altri invece si limitano ad allungarmi un whisky scozzese.
E' così che mi sono unito a quel gruppo di corridori del giovedì sera, rincorrendo all'interno della struttura ossea umana un senso di imprecisione opprimente, sanabile unicamente con il logorio mentale.
Una serata di sole, panorami splendidi, gente che cerca di riposarsi e di staccare la spina da una giornata di lavoro intensa, dai problemi del quotidiano. Gente che cerca su di un prato verde un angolo di natura in mezzo ad un mare di cemento.
Ma non basta, dal ponticello ligneo partono vere e proprie autostrade da correre, su piste ciclabili, su marciapiedi, su strade secondarie, in mezzo ai boschi. Sarà la connessione con i satelliti di Jack Maps ma tutto sembra diverso, forse anche lo stesso dolore alle gambe non è più importante.
Ripenso a quanto può sembrare assurdo alle orecchie dell'uomo della strada il rianalizzare concetti scontati, ma a volte ne abbiamo bisogno, per non ricadere nella più triste monotonia mentale; forse anche per capire la direzione nella quale stiamo andando.
Tutto partì così, rimasi nella loro scia, quasi senza farmi notare, in silenzio, ascoltando i loro discorsi spaziare lungo un palco che di volta in volta si tingeva di colori diversi e che chiamava alla ribalta i più disparati personaggi.
Li ho visti ritornare alla loro giornata con il sorriso dipinto sul viso e la felicità negli occhi, li ho visti sorridere mentre si davano appuntamento alla volta seguente, li ho visti salutarsi portando nel cuore qualche sorriso in più.
Sorrisi che forse erano celati sotto qualcosa di scontato, forse proprio là, dove il "dito" si congiunge al "piede", dove un dolore riesce anche a mettersi in silenzio per un attimo... lasciandosi portare via di corsa, attraverso luoghi e momenti dove tutto viene assaporato e nulla viene dato per scontato.
Il mio nome è poco importante, ma ho già salpato in passato mari in tempesta ed ora... forse ho necessità di sostare un poco in questo porto, alcuni mi chiamano Naglfar, altri invece si limitano ad allungarmi un whisky scozzese.
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